Occhio di gatto, segreto mai svelato

Versione 3

Gli occhi della mia gatta

sono diamanti verdi della specie più rara.

Come teleobiettivi rivolti alla luna

gettano sguardi composti alle zone d’ombra

e inseguono fantasmi.

Gli occhi della mia gatta

si socchiudono nel sonno

accompagnati da ritmici batticuori

e massaggi appuntiti di ricordi di latte.

Gli occhi della mia gatta

raccontano di placidi laghetti

ed all’interno fischia il magma del vulcano.

Gli occhi della mia gatta

mi accompagnano nel giorno

sussurrando nel silenzio

di mille e più segreti.

LUX

Mi specchio e corro
nel giorno poliedrico,
brulicante,
fino alla notte che cala
spengendo,
cara,
con gli occhi
anche le mie energie.

Ma vivo quasi due vite…

Nel sonno,
caldo,
mi risveglio e cammino
tra sogni vivi,
BRILLANTI,
come l’altra faccia
della Luna.

Amo la mia prima vita,
sole che accarezza la pelle,
sguardo fermo e
certezze alla mano.

Gusto la mia seconda vita,
avvolgente come una maglia troppo larga,
aperta ai sensi
e senza difesa alcuna
protetta dal sonno,
volta verso i miei stessi pensieri,
spalancata alle emozioni.

Adoro svegliarmi al mattino
Dopo un sogno limpido.

Come realtà.
Come Ossigeno.
Come LUCE.

Quasi una ricarica elettrica di pura, vibrante emozionalità.
Da utilizzare
E condividere
Durante la mia prima vita.

Un CERCHIO PERFETTO
Della durata complessiva di 24 ore.

Howth – piccolo magico paese per sognatori

Passai l’agosto del 1998 in Irlanda.

Gli esami appena conclusi, con buoni risultati, ormai alle spalle, mi imbarcai per la prima volta in aereo, per il primo viaggio all’estero e sola, con la prospettiva di una vacanza studio della durata di un mese a Dublino.

Era il regalo dei miei per il diploma. Un regalo che non dimenticherò mai.

La mia compagna fissa era una solare ragazza di Lecco, di nome Arianna, che conobbi in aeroporto e che ritrovai nella stessa mia scuola il giorno dopo. Passavo le mie giornate a studiare, magari al S. Stephen’s Green, e a conoscere una grande città come Dublino, le serate con i nuovi amici in giro per il centro. Dublino è meravigliosa, l’Irlanda tutta magica.

In quel mese feci solo una vera e propria gita fuori-porta, meta il Connemara, le scogliere eterne, Galway. Quelle 3 notti e 2 giorni fuori furono epocali per una ragazzotta di 18 anni quale ero…Ricordo che la prima sera arrivammo tardi per l’ostello e passammo la notte nella camera di un ragazzo universitario che avevamo conosciuto in autobus e che, vedendoci disperate, ci aveva offerto ospitalità. Chiudemmo a chiave per sicurezza la porta della camera quella notte, ci svegliammo troppo tardi e il ragazzo arrivò tardi alle lezioni di quel giorno per colpa nostra :D…La terza notte non avevamo che i soldi per il ritorno a Dublino, la mattina dopo, per cui dormimmo nella panchina della stazione dei treni, come coperta degli asciugamani. Alle 4 di notte facemmo una conversazione assurda con dei tedeschi che non parlavano italiano nè inglese, a suon di musica.

Cose dell’altro mondo, a pensarci ora.

Più che altro ci si spostava nelle vicinanze della città, servita degnamenti da autobus e dalla metropolitana.

Il luogo che ho amato di più in quell’indimenticabile mese, che mi è rimasto dentro, indelebile, è un piccolo paesino di pescatori, all’ultima fermata della metropolitana di Dublino. Il suo nome, impronunciabile in italiano, è Howth.

Tanti pomeriggi, dopo lo studio, prendevamo la metropolitana, arrivavamo al capolinea e passavamo ore, sedute sul molo, ad osservare il crescere della marea, affascinate dai colori del tramonto. Spesso cenavamo lì, inchiodate in riva al mare dai colori cupi, con fish & chips, freschissimi e conditi con aceto.

L’ultimo giorno prima di partire, Arianna tornata a casa la settimana prima, tornai lì e visitai l’isola dei gabbiani, che riposa davanti al molo di Howth e che tante volte avevamo osservato, senza però mai riuscire a raggiungere.

Fu come un commiato, un saluto a quella terra. Per 2 ore girai sola, nel pieno silenzio rotto solo dallo stridio dei gabbiani, riempiendomi la mente dei ricordi, del profumo e dei colori dell’aria irlandese.

La mattina dopo, all’alba e con il cuore pesante di tristezza, mentre raggiungevo in taxi l’areoporto per tornare in Italia, mi feci una promessa.

PRIMA O POI IO TORNERO’.

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