La vendemmia

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Tra maree di acini

grossi grappoli carnosi 

e l’odore di zucchero

La famiglia si raccoglie attorno alle viti feconde

con sulle labbra un sorriso e il canto.

La vendemmia avvolge settembre

come una mamma che

stringe tra le braccia un bambino gioioso

con le gote arrossate dal sole.

Elettricità

temporale

Il cielo improvvisamente diventa rosa, un rosa strano dietro queste nuvole apparse da chissà dove.
E’ in arrivo un temporale.
Lontani si sentono già i suoi borbottii.
Esco in terrazza e raccolgo velocemente gli abiti stesi ad asciugare.
Il cane mi segue come un’ombra, probabilmente riesce a sentire l’elettricità.
E’ terrorizzato dai temporali.
Il gatto invece è sul letto, quando rientro mi guarda e sbadiglia stirandosi piano.
E’ al centro della casa e poi, in effetti, non ha mai paura.
Orso si improvvisa cameramen ed esce a filmare il cielo che si illumina.
Non mi piace stare all’aperto quando ci sono i fulmini.
La mia soglia di allarme lampeggia di rosso e ragiono sulla possibilità di farlo rientrare.
L’aria diventa rarefatta.
L’umidità si respira, diventa sudore sulla pelle.
Il cielo continua ad accendersi di saette selvagge, da rosa è diventato plumbeo.
Da bambina mi raccontavano che i tuoni del temporale erano il rumore del Diavolo arrabbiato che correva sulla sua carrozza.
C’è effettivamente elettricità in giro, se avessi ancora i capelli lunghi i ricci occuperebbero tutti gli spazi.
Ogni tanto mi chiedo cosa provavano le persone all’arrivo delle tempeste prima di questa Era e mi spiego perchè pensavano a Dio.
Tutto è attesa, buio, luce improvvisa.
Sembra quasi di vedere una fune tesa fino al punto di rottura.
Un boato.
Uno schiocco.
La corda si è rotta.
Grosse gocce di pioggia cominciano a bagnare il selciato.
E’ UN TEMPORALE ESTIVO.

Notte d’argento

La magia della notte ha qualcosa di insensato

Aggiungici la luna che si specchia sul mare

E il tempo reale si ferma 

In questo argento coricato sul nero.

Sfumatura delicata tra umiltà e saggezza 

Viva come campanelli dentro una risata

Si riflette negli occhi dilatati

E accompagna il silenzioso rumore delle notti d’estate.

Questa mia Riviera

È una prerogativa della Romagna, in poco tempo si passa dall’ombra dei colli alla sabbia bollente sotto i piedi.
Bella, questa mia terra ricca di sensazioni, capace di estrarre dal cappello stinto colombe e fiori.

Al mare venivo da bimba, tutti gli anni, e come tanti rimanevo l’intero mese di giugno, quando il sole non era troppo caldo. Ero con la mia nonna quercia, che mi ricopriva d’amido prima di portarmi alla luce per evitare l’eritema… Lì per lì più che una bambina sembravo un fantasma senza denti ma la salsedine, l’acqua e il sole riportavano i giusti colori, e gli equilibri, mentre correvo, ridevo, ballavo nella battigia della mia terra, del mio mare… 

Ricordi di lunghe sfide sulla sabbia, biglie di vetro tra le dita e bambini impanati, di cui si riconoscevano solo gli occhi e i denti.

Non torno spesso al mare, non sono di quelle persone che trovano indispensabile rigirarsi al sole come lucertole lucide di crema, ma quando vengo rivivo, nella mia Riviera…

Ritrovo la sabbia bianca, il vento che muove gli abiti appesi e accarezza la pelle nel primo pomeriggio, il leggero sudore subito asciugato dal sole, il brivido freddo appena entrata in acqua e la sua carezza mentre ne muovo le masse… 

Ritrovo i castelli con le guglie di sabbia bagnata filtrate tra piccole dita, le gocce tra i capelli e l’acqua trasparente (perché è trasparente) contro la sabbia scura nella mattina…

Cambiano i tempi, le ore, i minuti, diventiamo grandi, ma della MIA riviera il CUORE è sempre lo stesso, gli ombrelloni sventolanti, il cielo azzurro, i lettini impolverati di sabbia, il gelato nel pomeriggio, le urla dei venditori di cocco, il sapore di sale e il brillare degli occhi e dei denti dei bambini…

Lo spirito di questa Terra e del mio Mare non cambiano e questo ogni volta mi scalda le ossa e l’animo più del sole nel pomeriggio più pieno.

Come dire…. EVVIVA LA ROMAGNA!  

San Lorenzo+1

Stanotte sono riuscita a vedere le stelle. Ho capito perché si parla di sciame… in poco più di mezz’ora, al fresco della terrazza rivolta verso la campagna, Orso che mi sonnecchiava a fianco, ne ho scorte 25.  E come tutti, come i bambini, ogni volta la parola “bella…” risplendeva tra lingua e denti, in un sorriso. Sono di quelle magie che non ti abbandonano mai, le stelle cadenti e gli arcobaleni…Però San Lorenzo per me è anche la poesia di Pascoli, quella che ho amato di più, quella che ancora ricordo a memoria.

Quella che, rileggendola con gli occhi dell’ADESSO, più che mai è così REALE…

10 AGOSTO

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d’un pianto di stelle lo innondi
quest’atomo opaco del Male!

Shopping time

Dopo lunghissima analisi, qualche suggerimento da parte di Orso e diversi giri nei mercati della zona, sono arrivata alla conclusione che le donne dividono i vestiti in due macro categorie:

1 – gli abiti per “dare il cambio”

2 – gli abiti da portare in casa.

Chissà perché poi gli uomini dicono che siamo difficili da capire…

Buona serata estiva amici e buon respiro! 

Ps oggi va così 😁…