Una margherita nel vento

margherita

Vento che soffi forte
tra le fronde e
sotto il sole
portami con te.
Strappa il sospiro dal mio petto,
disperdilo nell’aria come polvere di baci.
Scuotimi
e per una carezza selvaggia
divento margherita.
Sollevami.
Disegna un giaciglio di correnti,
con una foglia libera dal ramo a farmi da cuscino,
corriamo veloci come ombre lungo la pianura.

E portami con te,
mescolata alle nuvole.

Portami via.

La pupilla è aguzza come una falce di luna e appuntita la lingua dentro il becco ad armare le sue parole…

Sono arruffate queste piume,
mentre tenta di sollevarsi in volo
appesantito dalla polvere della città,
le lunghe zampe esili,
e un casco sbilenco allacciato goffamente
protegge la fronte
portatrice di sogni e di idee.

È un airone ammaccato
sbeccato
incurvato
Il soldato di questo domani

ma la pupilla è aguzza come una falce di luna,
appuntita la sua lingua,
e il suo pensiero è lucido
mentre il sole si riflette sul ricordo
del bianco perlaceo di quelle ali.

Nell’alba di DOMANI vive ancora la SPERANZA
di sfiorare con le dita
i colori
dell’ARCOBALENO.

Un treno in viaggio

Treno che corre veloce sui binari del tempo,

musica nelle orecchie e vibrazioni sorde,

COMPRESSI, 

un giornale in una mano, il cellulare nell’altra

gomiti sfiorati per un attimo e

visi che si avvicinano sussurrando,

il miagolio di un gatto RINCHIUSO.

Tra storie lontane che appaiono e scompaiono 

come LUMINESCENZA negli sguardi dalle forme diverse

tra All Star slacciate e orecchini pesanti

mani incrociate e maglioni di lana.

È tutto il mondo che PARLA

dentro un vagone

che sfreccia 

verso la sua destinazione.

Il profumo del bucaneve

La fine dell’inverno sa di freddo che non taglia,di labbra che si sfiorano nel fumo caldo dell’alito.

Veste veli delicati di petali di zafferano viola 

e venature di giallo,

odora di luce e di vento,

lascia dietro di sè la debole traccia di profumo del bucaneve

ma  pizzica di limone.

Vieni presto, ti sto aspettando, ti respiro nell’aria che ancora sa di neve…

Romagnolità

E in ogni casa di Romagna che si rispetti, lui non può mai mancare… l’avete mai visto?

LUNERI DI SMEMBAR 

(Da “i miti di Romagna“)

Calendario della Romagna

Tra le tante cose bizzarre che caratterizzano la nostra Romagna c’è anche la passione legata ai calendari e agli almanacchi. Il più famoso e conosciuto da tutti i romagnoli è senza dubbio “E’ luneri di Smembar”, che è anche uno tra più belli e più antichi d’Italia. “E’ luneri di Smembar “ nasce in un’osteria di Faenza nel 1844, la notte di San Silvesto, viene letteralmente tradotto “il lunario dei pezzenti”, infatti, “lunari” significa lunario e gli “sembrar” sono, i poveracci, gli straccioni, la gente del popolo. Questo lunario nasce dall’anima popolare romagnola, anarchica e non molto disposta alle dicerie del regime politico al potere ma alle prese con la dura realtà quotidiana. I famosi “smembar” che si ritrovano nelle osterie e vanno a braccetto con un fiasco di vino a cantare le famose zirudelle e fare satira sul politico di turno. Il calendario si compone di due parti: una dedicata alle canzonette dialettali le famosissime zirudelle, alle vignette satiriche su qualche avvenimento politico, alle sfrofette in dialetto romagnolo e i consigli per le semine. L’altra parte invece contiene le indicazioni sulle feste religiose, le date delle processioni con le levate del sole, i santi romagnoli, le tavole del suono delle messe, le eventuali eclissi e le fasi lunari. Ancora oggi nell’edicole è tra i calendari più comprato dai romagnoli.

L’imprevisto fa rumore

Organizzare il tempo
alla stregua delle pedine di una scacchiera infinita
roteando qua e là
simili a trottole
imbrigliate dalla velocità.
E quando l’imprevisto arriva,
come la tristezza,
ricorda il rumore della neve che cade.

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