Satelliti

Matura
l’onda della struggente attesa
sulle note di una canzone,
come bimbi saltellanti nel gioco della campana
echeggia il picchiettare dei tasti di una vecchia macchina da scrivere.

Morbide labbra piene accompagnano un sorriso bianco
di memorie avvolte nella spirale dell’infinito.
Gli occhi imprigionati nel vetro proiettano immagini di fantasmi
impressi nella pellicola del FU.

E’ nato prima l’uovo o quelle grandi ali?
Furono inizialmente i ricordi oppure la trama della più dolce malinconia?

E nei passi che si allontanano E’ SOLO MUSICA… 

E’ l’ultima cosa che vedi quando perdi l’equilibrio

Questo cielo eterno,

che sottende all’infinito sopra noi

mentre sussurra di smisurate praterie d’ovatta per giocare a rincorrere gli Angeli,

crea ponti di chiaro scuro senza periferie,

nello sguardo amplifica quella sensazione di immenso,

e spezza la diga delle mie difese fino ad inondare il bacino del cuore.

E’ l’ultima cosa che vedi quando perdi l’equilibrio,

E’ la BELLEZZA di un dipinto nella sua forma più SEMPLICE.

E’ l’emozione di una CADUTA LIBERA.

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Il vestito di Don Chisciotte 

Indossando tutto il giorno un’armatura

sulla groppa di un cavallo sghembo e lancia alla mano, 

il leggero peso del cotone nella notte pare perfino più delicato

mentre seguo con lo sguardo farfalle di luce sul muro in penombra.

Siano questi vestiti oppure la mia STORIA

finché si manterrà l’EQUILIBRIO

penso che riuscirò a sentirmi FELICE.

Una margherita nel vento

margherita

Vento che soffi forte
tra le fronde e
sotto il sole
portami con te.
Strappa il sospiro dal mio petto,
disperdilo nell’aria come polvere di baci.
Scuotimi
e per una carezza selvaggia
divento margherita.
Sollevami.
Disegna un giaciglio di correnti,
con una foglia libera dal ramo a farmi da cuscino,
corriamo veloci come ombre lungo la pianura.

E portami con te,
mescolata alle nuvole.

Portami via.

La pupilla è aguzza come una falce di luna e appuntita la lingua dentro il becco ad armare le sue parole…

Sono arruffate queste piume,
mentre tenta di sollevarsi in volo
appesantito dalla polvere della città,
le lunghe zampe esili,
e un casco sbilenco allacciato goffamente
protegge la fronte
portatrice di sogni e di idee.

È un airone ammaccato
sbeccato
incurvato
Il soldato di questo domani

ma la pupilla è aguzza come una falce di luna,
appuntita la sua lingua,
e il suo pensiero è lucido
mentre il sole si riflette sul ricordo
del bianco perlaceo di quelle ali.

Nell’alba di DOMANI vive ancora la SPERANZA
di sfiorare con le dita
i colori
dell’ARCOBALENO.