Pensieri in viaggio

Nasco così e rinasco, nel tempo di un giorno, di un ora, di un secondo.
Nell’attimo in cui la goccia impiega a cadere.
E’ sempre stato cosi, tutte le volte che ho affrontato quei lunghi e solitari viaggi in auto.
Salgo in macchina rimuginando di cose razionali e pratiche, della casa, dei genitori, dell’ultimo conto da pagare.
E poi lentamente e sempre con una buona colonna sonora, inizio a ragionare e fare muovere le idee.
In quei momenti la mia mente pare la ruota di un mulino attivata dall’acqua e pronta a macinare pensieri.
L’altro giorno è partita così quella associazione di idee legate alla società, mentre Guccini cantava “Il vecchio e il bambino”.
Sto leggendo un libro sui giovani di oggi, giovani sfasati e fuori dagli schemi, che si vendono e si svendono nei locali in cambio di una ricarica per il cellulare.
Umanità, adolescenze illuse che il potere sia dato dall’immagine, con l’assoluta convinzione che quella madre operaia sbiadita e scarmigliata al termine della giornata non abbia saputo cogliere le occasioni della vita, si sia lasciata spegnere dentro volontariamente, inutilmente pensando alla fabbrica e al lavoro, per un misero stipendio.
Inutile dir loro che è anche per quello stipendio che mangiano a tavola tutti i giorni.
Questi figli, innocui e armati, l’unica cosa importante, il futuro di tante famiglie infelici.
Questi figli, disperati, opinione e visione di una società persa dietro l’inutile.
Fa paura riflettere su quanto siano cambiati in un decennio i giovani. Io dieci anni fa avevo 20 anni. Avevo appena iniziato a vivere.

Penso a 50 anni fa. La rincorsa all’industria, l’addio alla terra.
Uomini e donne volonterosi per i diritti acquisiti. Il diritto al voto, al lavoro. Le famiglie sempre meno numerose ma uno stipendio regolare, certezze, anche a costo di sottomettersi ai padroni della fabbrica. Appartamenti sempre più piccoli a causa del venir meno del tempo per la casa.

Penso a 100 anni fa. La terra e la famiglia.
Intere generazioni l’una a fianco all’altra nei campi e nella vita, una vita più breve, fatica e sudore, il contatto fermo con la natura.

Mentre guido tra i miei ricordi scovo l’immagine di mia nonna, forte venticinquina, mentre in sottoveste trinciava l’erba a lato del campo. Bellissima e pulita.

Chissà che le nuove novità mondiali non portino un segnale positivo, una nuova speranza.
La società ha bisogno di rinascere, necessita di nuovi ideali quanto una gola riarsa di acqua da bere.

Io sono Leggenda

Venerdi sera sono riuscita a trascinare Orso al cinema a vedere “Io Sono Leggenda”, con Will Smith. A dir la verità, anche se il genere non è proprio nelle sue corde, Orso è stato bene felice di accompagnarmi, curioso dopo la cascata di elogi che da anni faccio al libro di Richard Matheson, da cui è stato tratto questo film, che è uno dei miei libri preferiti e fa parte viva dei ricordi del passato.

Silvia, come me cultrice del romanzo di fantascenza datato 1954, aspettava con la mia stessa foga di vederlo in immagini.

Quando l’ho incontrata, sabato sera, si è ritrovata ad ascoltare una recensione lapidaria…

Questo film non ci è piaciuto per niente. Ed è stato un flop anche nelle mie migliori aspettative.

Cioè dire che questo film è dedicato al libro è un sonoro errore….Forse solo la definizione allargata “liberamente tratto” può vagamente rendere il concetto.

Nel film ho trovato un Robert Neville che si lascia vivere, con la sola speranza di trovare altri superstiti, perso tra chiacchiere e feeling con manichini, non un lottatore che non cede d’un solo passo al  destino avverso, quale era stato creato dall’autore. Nelle immagini ho scovato un cane neanche pensato, una mamma con un bimbo mai esistiti e superstiti incredibilmente fuori luogo.

Insomma, l’impressione impellente è stata quella del classico filmone hollywoodiano, fatto solo di effetti speciali.

Della storia originale non ho trovato nulla, men che meno nel finale, impostato con una morale esattamente contraria rispetto a quella del libro.

Persino il titolo, “Io sono Leggenda” non deve essere l’esclamazione di un esaltato, il supereroe di turno, ma piuttosto una riflessione su come può cambiare la prospettiva, su quanto sia fragile la razza umana, di come sia facile diventare una “Leggenda”, al pari dell’Uomo Nero, di Dracula o di qualche altro mostro nato dall’immaginario collettivo.

Insomma,il risultato di questa pseudo recensione totalmente personale  è questo.

Se non avete amato il libro troverete il film un buon racconto, senza troppi particolari, buoni effetti speciali e non coglierete i dettagli.

Se avete adorato il libro piuttosto che spendere i soldi per un film che vi deluderà mettetevi davanti al camino a rileggere una bellissima storia di fantasia, che nasconde al suo interno grandi realtà.

Vi abbraccio forte e vi auguro un buon inizio settimana!

Falso progresso in seno alla Società

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Raccapricciante e lento è fatto di terra questo mio pensiero.

Incontra nel vento particelle di luna a specchiare la paura negli occhi della gente.

Fermare queste stragi è più che una necessità o piuttosto un diritto alla vita di ognuno.

Ci allunghiamo come martiri sui rischi della strada, percorriamo il miglio verde al lavoro ogni mattina, torniamo a casa e volteggiamo lievi sulle nostre ceneri spente.

Solo le immagini della tv, vecchie parole ripetute, percuotono la coscienza, la conoscenza.

I numeri ci abbracciano come bollettini di guerra, 5400 i morti sulla strada, 4500 decessi nella casa, 1300 le vittime del lavoro…

Ma dove si ferma il tempo? Quando inizia la fatalità?

A corredo di tutto, rumorosi, bombe e carta, parole e tafferugli nel nostro pane quotidiano.

E senza parlare noi stiamo a guardare.

Dove la Croce del Sud, la Stella Polare? Si liberasse il cielo da queste nuvole basse forse potremmo scorgere la nostra rotta, inventare la nuova destinazione. Dire basta al destino dei naufraghi.

Oppure aneliamo continuare a vagare, senza una meta, alla deriva di una società che è forma e antitesi di se stessa?

Allora, dunque. E’ tempo di decidere. Cosa intendiamo fare?