Un amico è una stella

Gli AMICI sono come le stelle,

BRILLANO nel nostro cielo,

si spostano nel tempo

oppure SI NASCONDONO dietro alle nuvole

ma, con la GIUSTA ATTENZIONE,

sappiamo sempre come TROVARLI.

OCCASIONALMENTE svaniscono e basta,

COSÌ,

perché senza saperne nemmeno il motivo

il nostro sguardo PIÙ NON LI RICONOSCE

dentro cotanto firmamento celeste.

E alle volte, ma solo per ALCUNE STELLE SPECIALI,

quel loro RIFLESSO continua a brillare PERENNE

con la stessa CALDA luce

anche se nella realtà

se ne sono GIÁ andate…

Il mio corpo è il mio vestito

occhi

Questo corpo debole
solcato da faglie trasfigurate in rughe emozionali,
ammaccato sotto sguardi pesanti,
incurvato dalla lotta,
macchiato dal sudore del tempo.

Corpo stropicciato,
quasi un abito dimenticato sulla sedia della camera da letto,
ossessivamente si muove nello spazio
perdendosi nel sogno di carezze mancate.

Questo corpo fragile,
che veste l’anima stanca
di pelle di carta velina
e espone il respiro alle Furie arrabbiate
nell’illusione perenne
di tessere il proprio filo di lana.

Coraggioso corpo mio
usato come corazza,
mostra spiragli di Spirito attraverso la porta degli occhi,
e serra i denti,
tiene il contraccolpo,
sotto l’uragano.

Pensieri in viaggio

Nasco così e rinasco, nel tempo di un giorno, di un ora, di un secondo.
Nell’attimo in cui la goccia impiega a cadere.
E’ sempre stato cosi, tutte le volte che ho affrontato quei lunghi e solitari viaggi in auto.
Salgo in macchina rimuginando di cose razionali e pratiche, della casa, dei genitori, dell’ultimo conto da pagare.
E poi lentamente e sempre con una buona colonna sonora, inizio a ragionare e fare muovere le idee.
In quei momenti la mia mente pare la ruota di un mulino attivata dall’acqua e pronta a macinare pensieri.
L’altro giorno è partita così quella associazione di idee legate alla società, mentre Guccini cantava “Il vecchio e il bambino”.
Sto leggendo un libro sui giovani di oggi, giovani sfasati e fuori dagli schemi, che si vendono e si svendono nei locali in cambio di una ricarica per il cellulare.
Umanità, adolescenze illuse che il potere sia dato dall’immagine, con l’assoluta convinzione che quella madre operaia sbiadita e scarmigliata al termine della giornata non abbia saputo cogliere le occasioni della vita, si sia lasciata spegnere dentro volontariamente, inutilmente pensando alla fabbrica e al lavoro, per un misero stipendio.
Inutile dir loro che è anche per quello stipendio che mangiano a tavola tutti i giorni.
Questi figli, innocui e armati, l’unica cosa importante, il futuro di tante famiglie infelici.
Questi figli, disperati, opinione e visione di una società persa dietro l’inutile.
Fa paura riflettere su quanto siano cambiati in un decennio i giovani. Io dieci anni fa avevo 20 anni. Avevo appena iniziato a vivere.

Penso a 50 anni fa. La rincorsa all’industria, l’addio alla terra.
Uomini e donne volonterosi per i diritti acquisiti. Il diritto al voto, al lavoro. Le famiglie sempre meno numerose ma uno stipendio regolare, certezze, anche a costo di sottomettersi ai padroni della fabbrica. Appartamenti sempre più piccoli a causa del venir meno del tempo per la casa.

Penso a 100 anni fa. La terra e la famiglia.
Intere generazioni l’una a fianco all’altra nei campi e nella vita, una vita più breve, fatica e sudore, il contatto fermo con la natura.

Mentre guido tra i miei ricordi scovo l’immagine di mia nonna, forte venticinquina, mentre in sottoveste trinciava l’erba a lato del campo. Bellissima e pulita.

Chissà che le nuove novità mondiali non portino un segnale positivo, una nuova speranza.
La società ha bisogno di rinascere, necessita di nuovi ideali quanto una gola riarsa di acqua da bere.