Il Racconto dell’Ombra e dell’Angelo

Una mattina silenziosa, quella, nel cerchio della piazza.

Pochi passanti, incupiti dal cielo gonfio di sbuffanti nuvole grigie.

In un angolo una figura immobile, un mimo. Sulle spalle magre un mantello da illusionista, nero come pece, guanti e cappello della stessa oscura tonalità, occhi di tenebra. Pare un’ombra.

Solo sul viso, spennellato di bianco, una macchia di colore, le labbra, rosso fuoco, a formare un cuore.

Una finta lagrima nera delicatamente posata sulla curva della guancia, quasi a parere un Pierrot triste travestito da mago.

Si mostra immobile agli sguardi, sguardo fisso, perso nei pensieri nascosti nella mente.

Vita difficile, gioventù trascurata, scelte e percorsi che l’hanno portato a spettacoli di strada per esprimere il suo io più profondo nell’attesa che le cose ricomincino a girare.

Pazientemente attende attenzione, per riprodurre di nuovo, ancora e ancora, il suo show di ombra.

D’un tratto, dalle logge della piazza si stacca una macchia di colore. Corre.

Si ferma davanti al mimo, piccolo volto rivolto alla maschera cerea, alla bocca rossa.

Una bimbetta, minuscola, di rosa vestita. Pare un confetto. O un angelo, forse.

Biondi capelli, fini come seta, raccolti in una coda di cavallo da un elastico rosa, rifinito di fragoline di plastica. Occhioni azzurri, turchesi, luminosi di allegria e pura freschezza.

Tra le braccia un orso spelacchiato, con la pancia a cuoricino e orecchie enormi.

L’ombra e l’angelo si scrutano.

Un sorriso spunta nelle profondità dello sguardo di lui. Nello spicchio di cielo di lei un carico di curiosità mal simulata.

Nel grigio mattino le mani guantate si muovono d’improvviso, disegnando un cerchio invisibile nell’aria. Una bacchetta da mago appare dal nulla.

Si posa sul cilindro dal capo levato e “puff” una scarica di stelline di carta scoppiettano, cadendo, avvolgendo la bimba di petali dorati.

Lei si accende, di riso levato alla piazza.

Gli occhi di lui si illuminano e i trucchi, approfonditamente studiati nella segretezza della propria stanza da ragazzo, prendono vita fluidamente, guidati dalla tenerezza verso il piccolo volto che lo scruta.

La boccuccia rosa racchiude il sorriso e si imposta, leggermente socchiusa, in un ooooohhh di stupore.

Le mani del mimo fanno miracoli, scoprono monetine dorate, dalle tasche capannelle e dal cappello fuoriescono note di canzoni.

Una piccola folla si è raccolta attorno, ma lui non sposta lo sguardo, attento alle espressioni del volto infantile, profondamente concentrato.

Solo loro, un ANGELO e un’OMBRA, anime che si incotrano per quel lungo istante.

D’un tratto, movimenti sinuosi, la mano guantata si apre agli sguardi. “Attenti, guardate” dice, spalancata come una rete, dita lunghe da pianista, “Prestate attenzione, ora”.

Gli occhi di tenebra si staccano per un attimo dalla bambina in rosa e scorrono la massa, i visi di adulti, smaliziati dal tempo.

Poi tornano improvvisi a scrutare il cielo dell’angelo.

La mano nel cappello raccoglie qualcosa, lo stringe e riemerge agli sguardi. Stringe un mazzo di fiori di pezza. Grandi. Belli. Coloratissimi. Che vanno ad illuminare la figura nera di tinte accese e l’aria di improvvisata gaiezza.

La bambina ride di nuovo, cristallina.

Il mimo osserva i suoi fiori. Accuratamente cuciti da sua madre. Stoffe scelte con attenzione, girando più volte nelle mercerie per trovare esattamente quei colori, quei toni, quel significato.

Quei fiori che sono il clou del suo spettacolo, tante volte estratte dal cilindro e mostrati d’improvviso agli spettatori.

Gli occhi neri, lucidi, saltellano dai fiori alla bimba, dalla bimba ai fiori.

La mano si muove lentamente, seguita dagli sguardi di tutti, gli occhi della bimba posati sui colori, il viso del mimo trasfigurato dal primo sorriso dello spettacolo.

Le manine piccoline si chiudono a fatica sugli steli di pezza, le dita da pianista invece si staccano e ritornano a comporre quella statua da mimo che immobile aspetta i passanti.

Nel cappello mostrato piovono monete. La gente si allontana.

La bimbetta in rosa stringe a sè il suo nuovo gioco, strettamente serrato accanto allo sdrucito pupattezzo, guarda l’ombra, sorride, ringrazia timidamente e corre via, tra le braccia di quella donna anziana, che l’ha attesa in disparte, attenta ad ogni gesto, sguardo protettivo e orgoglioso di nonna.

E l’ombra ritorna ombra, statua di carne a mostrarsi nell’immobilità ai passanti.

Solo una cosa è diversa. Lo sguardo dell’ombra. Che nelle sue tenebre, nella sua profondità, racchiude il cielo della bimba, la sua festosa infanzia.

Quasi fosse un angelo arrivato a lasciargli un soffio di gioia, uno spicchio di rinnovata speranza.

Un semplice dolcissimo SORRISO.

 

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9 thoughts on “Il Racconto dell’Ombra e dell’Angelo

  1. A volte ti pongo una domanda “ma l’hai scritto proprio tu?” mi rispondi sorridendo “ma chi vuoi che l’abbia scritto.”
    Larì sei una continua e gradita scoperta!
    Nonostante il momento, per te grigio tendente al nero(tanto per rimanere in tema “colori”) riesci a immaginare un mondo di struggenti senzazioni e, riportandole sulla carta, le rendi a noi vividissime.

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  2. Ciao astralla, sono passata a salutarti…vedo che hai dato una nuova veste al tuo blog, mi piace molto così.
    La mia assenza prolungata da queste parti non è stata determinata dalla mia volontà, ma, purtroppo la causa principale e stata che ho combinato un guaio terribile sul mio blog…ho temuto fortemente per almeno una notte che avrei perso tutto…per fortuna il mio gestore è fantastico e disponibile al 100% e mi ha risolto quasi completamente il problema. Ho dedicato questi ultimi giorni a risistemare qualcosa, anche se ho dovuto rinunciare al tema che avevo prima 😦 . Adesso comincio a riprendermi, e presto recupererò tutti i post che mi sono persa da te e da tutti gli altri amici.
    Intanto di mando un bacione.
    A presto 😉

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  3. Complimenti, continuo ad invidiare la tua vena narrativa.
    Hai mai provato a partecipare a qualche concorso ????
    Avresti sicuramente risultati.
    Io l’ho fatto e avuto qualche soddisfazione, puramente gratificazioni morali, non monetarie, ma ti assicuro ceh risollevano parecchio il morale.
    Complimenti!!!!!

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  4. Mad…Grazie…io ci provo…Nella mia immaginazione vedo le immagini che descrivo e le riporto in parole. Semplicemente.

    Mà…Sono una sorpresa continua, nevvero? 😉 Certo questo blog ti ha fatto conoscere la tua figlia in vesti tutt’altro che consuete. 🙂

    Stefania…fortuna che la cosa si è risolta bene! Ti aspetto sempre, non temere. 🙂

    Pier…Grazie. Preferisco le frasi brevi. Sono più incisive. E non ci si perde… 😉

    Pablito…chissà mai, la vita cosa mi riserva! Comunque intanto Grazie per i complimenti! 🙂

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