Delle cose che osservo c’è n’è sempre una che mi colpisce maggiormente, pungentemente diretta oppure nascosta, che mi rimane impressa come lastra di una foto e spinge per uscire mentre mi accingo a scrivere il nuovo post del momento.
Oggi vi voglio raccontare di un amore.
Per lavoro ho conosciuto una signora di mezz’età, movenze gentili, abbigliamento dimesso, prossima alla pensione. Puntigliosa e accogliente, la definirei.
Suo marito lavorava con lei, socio della società. Era lui la trave che reggeva il tutto.
Poi ha avuto grossi problemi di salute. Li ha tuttora, è un recupero lento, difficile, spinoso.
E’ un bell’amore il loro, nascosto tra gli anni e le difficoltà.
Lei è lì. Lo sostiene. Lo accompagna per mano. Aspetta che ritorni. E intanto ne fa le veci.
Non molla, non indietreggia, mai, dove lui non avrebbe indietreggiato.
Questa donna non è un capo, non è un muro. E’ evidente. E’ una donna. Una vita trascorsa. Figli. Nipoti. Gli anni che avanzano. Una donna normale.
Ma a me sembra una fiera, una leonessa, una tigre.
L’ho vista raccontare velocemente dei problemi di lui con occhi un pò più lucidi.
E l’ho sentita farne le veci senza cedere nulla a nessuno, impalcatura di quella trave spezzata, salice, in attesa di un barlume di ritorno negli occhi di un uomo.
E’ bellissima. Commovente. Vera. Viva. Quella donna normale che difende la sua famiglia, la vita che ha costruito mattone su mattone insieme a suo marito.
Questo è quello che ho raccolto, questo è quello che spinge per uscire per essere raccontato.
Cogliere un amore così grande, al di là delle difficoltà, nudo di fronte alla vita ma vestito di dignità, sentirlo al di sopra delle parole, riempie l’animo.
Ripongo questa coppia nei cassetti nella memoria, tra le cose che non voglio dimenticare mai.