Sei finalmente arrivata…ti stavo aspettando con ansia!
SPECCHIO
“Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul fosso.
E tutto sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.”
Stava cominciando a capire una cosa importante: le decisioni erano soltanto l’inizio di qualcosa.
Quando si prendeva una decisione si cominciava a scivolare in una forte corrente che ti portava verso un luogo mai neppure sognato al momento di decidere.
Pubblicato da astralla su mercoledì, dicembre 3, 2008
Avete fatto caso quanto noi umani assomiglino alle batterie ricaricabili tanto in voga al momento?
Io per esempio mi alzo la mattina, un pò lenta a svegliarmi, lo ammetto, ma poi mi carica di energia parto all’attacco della giornata.
Le energie calano piano piano, rinvigorite leggermente dalla pausa pranzo, fino ad arrivare a sera in cui spendo le ultime forze e con una scodata finale mi scarico definitivamente, sbadigliando a più non posso.
Il letto caldo mi coccola e mi ricarica, quasi come la corrente elettrica con le batterie.
E la mattina dopo? Di nuovo in piedi si riparte, 100% di energia!!!
Così, giorno dopo giorno, si percorre l’esistenza….
Vogliamo mettere? Altro che le pile duracell, abbiamo una marcia in più…Noi duriamo una vita !
Pubblicato da astralla su mercoledì, novembre 5, 2008
Nasco così e rinasco, nel tempo di un giorno, di un ora, di un secondo.
Nell’attimo in cui la goccia impiega a cadere.
E’ sempre stato cosi, tutte le volte che ho affrontato quei lunghi e solitari viaggi in auto.
Salgo in macchina rimuginando di cose razionali e pratiche, della casa, dei genitori, dell’ultimo conto da pagare.
E poi lentamente e sempre con una buona colonna sonora, inizio a ragionare e fare muovere le idee.
In quei momenti la mia mente pare la ruota di un mulino attivata dall’acqua e pronta a macinare pensieri.
L’altro giorno è partita così quella associazione di idee legate alla società, mentre Guccini cantava “Il vecchio e il bambino”.
Sto leggendo un libro sui giovani di oggi, giovani sfasati e fuori dagli schemi, che si vendono e si svendono nei locali in cambio di una ricarica per il cellulare.
Umanità, adolescenze illuse che il potere sia dato dall’immagine, con l’assoluta convinzione che quella madre operaia sbiadita e scarmigliata al termine della giornata non abbia saputo cogliere le occasioni della vita, si sia lasciata spegnere dentro volontariamente, inutilmente pensando alla fabbrica e al lavoro, per un misero stipendio.
Inutile dir loro che è anche per quello stipendio che mangiano a tavola tutti i giorni.
Questi figli, innocui e armati, l’unica cosa importante, il futuro di tante famiglie infelici.
Questi figli, disperati, opinione e visione di una società persa dietro l’inutile.
Fa paura riflettere su quanto siano cambiati in un decennio i giovani. Io dieci anni fa avevo 20 anni. Avevo appena iniziato a vivere.
Penso a 50 anni fa. La rincorsa all’industria, l’addio alla terra.
Uomini e donne volonterosi per i diritti acquisiti. Il diritto al voto, al lavoro. Le famiglie sempre meno numerose ma uno stipendio regolare, certezze, anche a costo di sottomettersi ai padroni della fabbrica. Appartamenti sempre più piccoli a causa del venir meno del tempo per la casa.
Penso a 100 anni fa. La terra e la famiglia.
Intere generazioni l’una a fianco all’altra nei campi e nella vita, una vita più breve, fatica e sudore, il contatto fermo con la natura.
Mentre guido tra i miei ricordi scovo l’immagine di mia nonna, forte venticinquina, mentre in sottoveste trinciava l’erba a lato del campo. Bellissima e pulita.
Chissà che le nuove novità mondiali non portino un segnale positivo, una nuova speranza.
La società ha bisogno di rinascere, necessita di nuovi ideali quanto una gola riarsa di acqua da bere.