Mi Casa es Tu Casa

Memorie di una Persona Curiosa

Archivio per la categoria ‘Estate’

Sei tu, Estate…

Pubblicato da astralla su martedì, luglio 8, 2008

Mi nutro di te,
calore,
del giallo paglierino dei covoni di fieno che ricoprono la pianura
delle alabastrine nuvolette arse ad ombreggiare il cielo.

Mi nutro di te,
amica,
del sussurro del silenzio che si muove furtivo nei pomeriggi assetati,
del gorgoglio e del getto nella frescura dell’acqua.

Mi nutro di te,
amante,
dei colori accesi delle vesti nel giorno, a soppiantare l’imbrunire
nelle pelli brunite e profumate di salsedine e sole.

Mi nutro di te,
compagna,
di ricordi lieti e senza suono,
delle gocce di sudore sulla fronte.

Mi nutro di te,
estate,
di te mi riempio i sensi,
e gli occhi,
e le mani
e l’anima accesa.

 

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Profumi di ricordi e di salsedine

Pubblicato da astralla su martedì, giugno 3, 2008

Questo week end lungo siamo stati al mare, 2 giorni pieni di sole e nuvole. Di profumo di salsedine e ricordi.

Dolce essenza, così umida e dolce, così, profumo di sale.

Mi riporta alla memoria il tempo trascorso e i mesi estivi al mare con la mia nonna quercia.

Stavo un mese intero da bambina, nei nostri lidi, bianca di amido (per proteggermi dall’eritema solare), senza denti (l’età era quella e poco piu), appassionata di biglie e di castelli di sabbia.

Mi sentivo una perfetta costruttrice di magnifiche costruzioni senza crepe nè macchie, guarnite di guglie tutte diverse, mai uguali.

Strana vita quella dei castelli di sabbia.  Vivono il tempo di una marea, ma riempiono gli occhi dei bambini e la memoria degli adulti.

Un anno, alla gara per la scultura di sabbia più bella costruimmo una sirena. La ricordo bellissima.

Da bambina ero amica con un passerotto. L’avevo raccolto caduto dal nido ed è vissuto con noi per una stagione, libero da gabbie tornava sempre a casa. Dormiva negli spazi vuoti lasciati dalle mie braccia addormentate.

Scelse il mare per diventare adulto. Non tornò più. Tutti i passerotti della spiaggia assomigliano a lui.

Le sere delle vacanze la mia nonna mi mandava al bar della via a comprare il gelato, mangiavamo sempre la Coppa del Nonno. Sono anni che non la mangio più.

Ricordo quando era nuvoloso o cadevano le prime gocce di pioggia. Correvo sempre in acqua, l’ennesimo bagno improvvisato, per scaldarmi nel mare.

Sono passati 25 anni ma ancora ricordo nei dettagli la stanza della nostre prime vacanze al mare, la mia nonna ed io.
I miei mi venivano a trovare tutti i week end.

Se mia madre veniva sola perdeva sempre la strada. L’orientamento non è mai stato il suo forte.

Una volta ho cercato la casa dove passavamo l’estate. Forse l’ho trovata, ma mi è parsa diversa da quella del ricordo.

Quel paese di certo è cambiato. Ora ci sono gli happy hours e gli uccellini saltellano sulla spiaggia solo la mattina presto, quando ancora non c’è confusione. Le persone hanno altre necessità, altri ritmi, altre canzoni.

Ma il profumo di mare non è diverso, intriso di sale e ricordi, dentro.

E nemmeno i castelli di sabbia sono cambiati, vivono sempre per il tempo di una marea, manieri fatati negli occhi dei bambini.

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A cavallo di un metallico ragno di mare

Pubblicato da astralla su giovedì, aprile 24, 2008

Padelloni

A casa li chiamiamo da sempre padelloni, forse per l’uso che spesso si fa del pesce appena pescato, fritto in padella e mangiato caldo.

Molti ancora li chiamano capanni da pesca.

Li ho visti sempre e solo nelle mie zone, nella Romagna, fin sul confine con Ferrara. Non so se esistano da altre parti d’Italia, ma di certo, dovunque si trovino immagino abbiano tutti quest’aspetto di enormi ragni di ferro galleggianti sul mare.

Dentro, mi dicono, hanno tutti i confort. Orso ha sentito che alcuni li hanno arredati come loft sul mare.

E’ da una vita che ho la curiosità mai sanata di entrare dentro queste strutture che mi hanno da sempre affascinato.

Per chi non li avesse mai visti, questi capanni, a cui si accede da strette passerelle arrugginite dal sale marino, funzionano come enormi reti da pesca.

All’arrivo sul padellone si cala, atraverso argani e funi, l’enorme rete che potete scorgere, immersa, nel verso del mare.

E la si lascia calata così per qualche ora, cosi che i pesci possano avvicinarsi nuovamente per essere belli pescati.

Nel frattempo si chiacchiera, si ride, si scherza tra gli amici giunti apposta per la pescata del giorno, si prende il sole e ci si lascia cullare dalle onde che si infrangono nei piloni di tenuta del capanno.

Poi arriva l’ora, si alza la rete, con i gabbiani attenti spettatori e fruitori del bene prezioso, e il pesce pescato luccica al sole rotolando nel fondo della rete, oro mobile, saporito.

Un cestello comandato a mano da dentro la cabina lo raccoglie con attenzione, lo allunga al pescatore e poi la rete si immerge di nuovo.

Nel padellone è festa, schioppettio dell’olio bollente e profumo di pesce fritto in pastella.

E sotto il capanno, nascosto nella sua pancia metallica, spesso si trova una barchetta in legno, pronta ad essere calata….

Anche questa è la Romagna, cruda e caciarona, nell’aroma saporito del pesce appena pescato.

Chissà se riuscirò mai ad andare anche io su un padellone. Non demordo, prima o poi succederà. Per ora mi accontento di fotografare questi strani ragni di mare, lungo il molo, per mostrarli anche a voi.

Buona giornata a tutti…Vado a pranzo, che mi è venuta fame ;) !

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Nel blu dipinto di blu…

Pubblicato da astralla su lunedì, febbraio 18, 2008

Mare

VOGLIO ANDARE AL MARE!!!

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Respiro di schima

Pubblicato da astralla su martedì, ottobre 9, 2007

Respiro di schiuma

HO SOLO VOGLIA DI UN RESPIRO ALL’ACQUA DI MARE

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Howth – piccolo magico paese per sognatori

Pubblicato da astralla su lunedì, ottobre 1, 2007

Passai l’agosto del 1998 in Irlanda.

Gli esami appena conclusi, con buoni risultati, ormai alle spalle, mi imbarcai per la prima volta in aereo, per il primo viaggio all’estero e sola, con la prospettiva di una vacanza studio della durata di un mese a Dublino.

Era il regalo dei miei per il diploma. Un regalo che non dimenticherò mai.

La mia compagna fissa era una solare ragazza di Lecco, di nome Arianna, che conobbi in aeroporto e che ritrovai nella stessa mia scuola il giorno dopo. Passavo le mie giornate a studiare, magari al S. Stephen’s Green, e a conoscere una grande città come Dublino, le serate con i nuovi amici in giro per il centro. Dublino è meravigliosa, l’Irlanda tutta magica.

In quel mese feci solo una vera e propria gita fuori-porta, meta il Connemara, le scogliere eterne, Galway. Quelle 3 notti e 2 giorni fuori furono epocali per una ragazzotta di 18 anni quale ero…Ricordo che la prima sera arrivammo tardi per l’ostello e passammo la notte nella camera di un ragazzo universitario che avevamo conosciuto in autobus e che, vedendoci disperate, ci aveva offerto ospitalità. Chiudemmo a chiave per sicurezza la porta della camera quella notte, ci svegliammo troppo tardi e il ragazzo arrivò tardi alle lezioni di quel giorno per colpa nostra :D …La terza notte non avevamo che i soldi per il ritorno a Dublino, la mattina dopo, per cui dormimmo nella panchina della stazione dei treni, come coperta degli asciugamani. Alle 4 di notte facemmo una conversazione assurda con dei tedeschi che non parlavano italiano nè inglese, a suon di musica.

Cose dell’altro mondo, a pensarci ora.

Più che altro ci si spostava nelle vicinanze della città, servita degnamenti da autobus e dalla metropolitana.

Il luogo che ho amato di più in quell’indimenticabile mese, che mi è rimasto dentro, indelebile, è un piccolo paesino di pescatori, all’ultima fermata della metropolitana di Dublino. Il suo nome, impronunciabile in italiano, è Howth.

Tanti pomeriggi, dopo lo studio, prendevamo la metropolitana, arrivavamo al capolinea e passavamo ore, sedute sul molo, ad osservare il crescere della marea, affascinate dai colori del tramonto. Spesso cenavamo lì, inchiodate in riva al mare dai colori cupi, con fish & chips, freschissimi e conditi con aceto.

L’ultimo giorno prima di partire, Arianna tornata a casa la settimana prima, tornai lì e visitai l’isola dei gabbiani, che riposa davanti al molo di Howth e che tante volte avevamo osservato, senza però mai riuscire a raggiungere.

Fu come un commiato, un saluto a quella terra. Per 2 ore girai sola, nel pieno silenzio rotto solo dallo stridio dei gabbiani, riempiendomi la mente dei ricordi, del profumo e dei colori dell’aria irlandese.

La mattina dopo, all’alba e con il cuore pesante di tristezza, mentre raggiungevo in taxi l’areoporto per tornare in Italia, mi feci una promessa.

PRIMA O POI IO TORNERO’.

howth.jpg

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Essere MARE

Pubblicato da astralla su venerdì, settembre 21, 2007

Nel Mare..

Mi immersi dentro il mare e nella profondità trovai un COSMO….
Attorno a me il cielo liquido fu più blu che nei ricordi d’una volta celeste e scorsi sbuffi d’aria che parevano nuvole ad avvolgere le mani tese nel movimento.
Trovai abitanti di città sconosciute, strane razze di pesci, alcuni pallidi come impiegati nel primo giorno di vacanza, altri a righe o a onde nella moda del momento, altri ancora impregnati di colori, maschere da clown, vestiti variopinti.
Nuotando in qua e in là per l’azzurro incrociai sciami di piccoli pesci, orde di cuccioli festanti portati al parco a giocare, scorsi trasformisti abilmente celati sotto un velo di sabbia e stelle cadenti trasferite quaggiù, serpenti marini e grandi pachidermi con branchie ed ali…
La luce attraverso un VETRO LIQUIDO di particelle vicine riflettè in un caleidoscopio vibrante mille arcobaleni di colori.
Rami aranciati di corallo ricoprivano le rocce e giardini di verdi rose ondeggianti si esibirono al mio sguardo.
Riempii gli occhi di quell’immensità beandomi del tempo, battè diverso da quassù, ritmato, nel solo ticchettio del cuore. Lento, a rallentatore amplificò gli attimi quasi a fermarsi, e in un colpo di pinna, poi, corse veloce.
Mi mossi sinuosa con fluidi movimenti tra seta d’acqua ad accarezzare il mio corpo. Sentii la pace e mi immersi ancora di più, tra il rombo del respiro crescente e la spinta dell’acqua.
Poi i polmoni urlarono nel rintocco dell’ora e dovetti risalire, urgentemente, veloce, pesante…Un attimo e su, leggerezza e freddo, luce tagliente e boato…Mi sentii travolgere…
Sulla pelle sentii…
Freschezza e salsedine, forza ed inconsistenza
Socchiusi gli occhi e vidi…
L’onda, il cielo, la spuma e…il mare.
Aprii il cure e provai…
Gioia piena e nostalgia…

Il Mare

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Colpo d’occhio!!!

Pubblicato da astralla su lunedì, settembre 17, 2007

Oggi, mentre caparbiamente cerco di scegliere quali delle centinaia di foto fatte in vacanza pubblicare qui, ne ho trovate 2 che sorridendo mi hanno fatto venire in mente un giochino da porgere a voi….

Un colpo d’occhio nella vita modifica il percorso, lo disegna e lo plasma, lo colora e lo arricchisce….

Voi avete colpo d’occhio???

Cliccate sulle miniature e scopriamolo insieme se vi va, ok? Non barate però! ;)

In questa foto, scattata nelle limpide acque dell’isola di Mal di Ventre, c’è un pesciolino, lo vedete???

Dove è il pesce??? :D

Nella seconda foto lo zoom della mia nuova Canon lo mostra più vicino, ben mimetizzato tra roccia e mare…Riuscite a scovarlo ora? E’ facile! :D

Eccovi un aiutino…. ;)

Immagino l’abbiate trovato facilmente….in dei blogger come voi un buon colpo d’occhio non può mancare!

Ma dato che il giochino, fatto in casa con parenti e amici mi ha stupito dando risultati un pò scarsini….il mio pesciolino non l’ha visto nessuno senza un aiutino.!!!…di seguito troverete le foto con la soluzione del gioco….

Soluzione!!! :) Soluzione!!!  L’avevato trovato???

Bellino vero???

L’ho scorto mentre stavo godendo appieno della trasparentissima acqua di quell’isola, riserva naturale…era lì mimetizzato e immobile nel fondo così vicino e così lontano…Mi c’è voluto un pò, ferma a fissare lo scintillio del sole nell’acqua prima di notarlo….Un attimo, un passo in più e non l’avrei visto….Pensate a quante cose ci perdiamo, durante la giornata, quando a correre qua e là non osserviamo i dettagli!!!E quante meraviglie possiamo trovare prestando un briciolo di attenzione in più :D !!!

E che bella, bella, bella, la Natura!!!

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Domo Mia – Casa Mia

Pubblicato da astralla su venerdì, settembre 14, 2007

Colori Ardenti

Ritorno dalla Sardegna rinvigorita nell’anima.

In quegli spazi, i meno famosi dell’isola grande, ho scoperto un angolo che forse non credevo esistesse più in questa nostra Italia, tecnologica e cruda, di manifestazioni popolari e di deliri politici.

Abbiamo vissuto 10 giorni in una Terra viva, in un bungalow all’interno della pineta profumata di resina e nella notte sentivamo il rombare delle onde del mare sulla riva.

Muovendoci per i piccoli paesi abbiamo riempito le sporte della spesa in piccoli market, una stanza e poco più, colorate di frutti di stagione e odorose di pane appena sfornato…piccoli negozi di alimentari tanto simili ai negozi delle nonne..spazzati via dai grandi iper, plastica e di tutto un pò, senza fantasia…

Nelle strade belle, dritte e ben tenute, dentro le estese pianure, abbracciate nel cerchio delle montagne, abbiamo arrichito i nostri sguardi di puro ossigeno, terra, animali da pascolo e lo speziato odore degli arbusti di mirto e di liquerizia, regione povera ma ricca, nella sua Terra si sente ancora l’antico pulsare del suo sangue…

E il mare, in quel nascosto angolo di Sardegna, che è saturo di tesori, chicchi di riso per spiaggia e sassolini dai mille colori, pacate trasparenze di luce mescolate al dissetante moto delle grandi onde colorate di ghiaccio.

Nelle serate lungo la costa, accarezzati dai tramonti e senza vizi nè eccessi, solo pochi rumori per godere appieno del battito del nostro amore, ci ha accompagnato costante la lingua di Sardegna e le sue canzoni di sottofondo, tanto per ricordarci sempre, come rintocchi di campana, che la Terra è la nostra Casa, le larghe distese di Campi i nostri caldi giacigli e il mare, quel mare, una  grande avventura…

Gli sguardi della gente sarda mi hanno lasciato rispetto e coraggio, pacatezza e conoscenza. Nessuna paura.

Ho sempre adorato la gente di Sardegna, irriucibili e forti come gli arbusti selvatici, aggrappati alla terra, che lottano per l’acqua e ricoprono le larghe piane.

Devono essere fieri di avere conservato gelosamente quei grandi Tesori, la loro Terra, le loro Origini.

Sono tornata a casa rinfrancata da questa nuova consapevolezza, mescolata alla sempre viva e pulsante presenza dell’amore della mia Vita.

Vi lascio oggi con una frase di una canzone dei Tazenda, bravissimi e ottimi rappresentanti delle loro origini attraverso le loro canzoni, orfani di un artista come Andrea Parodi, ma sempre meravigliose impronte della loro Terra e dei suoi grandi ideali.

   Da Pitzinnos in sa gherra/Bambini in guerra

Fintzas a cando sa pena
Su mundu in sas manos at a aere
Ischida∙ticche in bona lena
Fortzis gia giuches su chi cheres
Fino a quando il dolore
Avrà il mondo nelle mani
Svegliati di buona lena
Forse hai già quello che vuoi

  

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Vacanze

Pubblicato da astralla su venerdì, agosto 31, 2007

Per qualche tempo lascerò la mia TERRA La Mia Terra 

e come FARFALLE in amore

FarfallaFarfalla

Orso ed io andremo a goderci lunghi giorni di mare

nella Sardegna meno conosciuta QUI

sperando di staccare davvero la spina, soli e fondersi con l’aria e la terra….

INSIEME.

 

A Presto AMICI…

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